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RELAZIONE FINALE SUGLI SCAVI ARCHEOLOGICI GIUGNO/SETTEMBRE 2005

(Sacriporto?)

Gli studenti del nostro Istituto hanno partecipato alla campagna di scavi presso il sito di Piombinara.
L’attività ha avuto inizio nella seconda settimana di Giugno e, dopo la pausa estiva, è ripresa negli ultimi giorni di Settembre.
Gli studenti, sotto la supervisione dei giovani archeologi incaricati dall’Antiquarium e dal Comune di Colleferro, hanno risposto e partecipato all’iniziativa con grande entusiasmo, appassionandosi alle piccole e grandi scoperte di reperti e acquisendo sul campo conoscenze preziose. L’esperienza è stata assolutamente positiva.
Il Castello di Piombinara, in parte riportato alla luce dallo scavo, si estende su una superficie molto ampia che, nei pressi di Colleferro, costeggia per un buon tratto l’Autostrada A1 in direzione di Anagni.
Si tratta di un insediamento medievale che testimonia l’importanza del castello come punto d’incontro delle vie di comunicazione e di commercio.
Gli studenti sono stati invitati a partecipare a tutte le attività: da quella puramente manuale di scavo con pale, picconi e carriole, a quella di classificazione dei reperti e manufatti, a quella del loro lavaggio, effettuato durante le pause forzate nei giorni di pioggia, presso l’Antiquarium. Tutto ciò ha accresciuto da una parte l’interesse e dall’altra ha promosso una discreta conoscenza.
Alla fine di Settembre l’attività sarà sospesa. Tutti gli studenti liceali sperano che nella prossima primavera la campagna di scavi possa riprendere e che sia richiesta di nuovo la loro partecipazione per prolungare un’esperienza piacevole e appassionante.


CASTELLO DI PIOMBINARA - La storia

Il castello è documentato dalle fonti per la prima volta nel 1051, data in cui un non meglio identificato monastero di S.Cecilia di sua pertinenza, viene indicato come rifugio dell'abate Oddone, in fuga da Subiaco. Nel 1102 una tale Maria di Plumbinaria partecipa alla vendita di un orto; inoltre "nobili matrona ex Plumbinaria", durante la guerra tra Tolomeo dei Conti di Tuscolo ed i Normanni nel 1117, parteggia per questi ultimi.

Ancora nella metà del XII secolo, esattamente il 10 dicembre 1151, nella chiesa di S.Maria "prope castrum Plombinaria" viene stipulato un atto di permuta tra la chiesa e Oddone Colonna. Il castello figura poi in una bolla di Lucio III del 1181 con l'elenco delle chiese di sua pertinenza: S.Maria, S.Anstasio, S.Nicola, S.Barbara, S.Giorgio ed il monastero di S.Cecilia.

Dall'inizio del XIII secolo la documentazione scritta sul castello diviene molto più abbondante probabilmente a causa dell'affermazione della famiglia Conti sul territorio ed in concomitanza col pontificato di Innocenzo III (Lotario dei Conti di Segni). Nel 1208 il castello compare in un atto di vassallaggio effettuato da Riccardo dei Conti fratello del Pontefice. Al 1220 risale un atto relativo alla divisione delle terre di Piombinara in cui vengono descritte anche numerose mole nel suo territorio. Alla data del 5 maggio 1226, il figlio di Riccardo, Paolo, divenne signore del feudo di Piombinara a seguito della spartizione dei beni dopo la morte del padre. Seguono una serie di documenti del XIII e XIV sec. che contribuiscono alla ricostruzione del quadro storico generale:

1260. Trasmissione dei frutti di Piombinara tra i figli di Stefano il Demente e Giovanni Conti

1262. Descrizione del territorio e dei confini del castello, compreso tra i Castelli di Sacco, Colleferro, Anagni e Paliano.

1264. Giovanni, figlio di Paolo Conti, e Adinolfo assegnano il territorio del castello a Gregorio Frangipane, in garanzia per l'acquisto di Giulianello.

1265. Paolo Conti stipula un nuovo trattato in cui si concede al procuratore di Oddone Frangipane, la torre e il castello ed il procuratore riceve un giuramento dei mossai.

1266. Nuovo atto di assegnazione del castello da parte di Giovanni e Adinolfo a Gregorio Frangipane.

1271. Promessa di Nicolò Conti di non edificare sopra alcuna tenuta nel castello di Piombinara.

1305. Vendita di terreni posti nel territorio di Piombinara tra Pietro Bioncaro e Giovanni e Ildebiondo Conti.

1309. Quietanza sui frutti di diversi castelli tra cui Fluminaria tra i figli di Adenolfo e la figlia di Annibale di Ceccano.

1358. Ipoteca sulla metà della terra di Fluminaria per Giovanni dei Conti per la dote della figlia Caterina, andata in sposa ad Agabito Colonna.

1379. Confisca da parte dell'Antipapa Clemente VII del castello e sua assegnazione al duca di Brunswick, marito di Iacobella Caetani.

Nel 1389 si ha notizia di una distruzione dei beni appartenenti agli uomini di Piombinara in seguito ad una rivolta della popolazione di Segni contro i Conti. Forse questo episodio segna il declino del castello che viene posto sotto la protezione papale da Martino V, nel 1428. Nel 1431 avviene la distruzione di Piombinara congiunta con quella di Colleferro ed altre proprietà dei Conti, dovuta all'azione delle truppe mercenarie ribelli guidate da Giacomo Caldora, in origine inviate in aiuto al papa Eugenio IV da Giovanni II di Napoli.

Nel 1441 il sito è definito "Castello diroccato" e, dal 1501, il nome figura spesso accompagnato dal solo termine "tenuta".

I dati relativi al pagamento della tassa di pane e focatico confermano questo stato di abbandono :

1416. Piombinara appare soggetta all'imposta ridotta di 5 libbre.

1443. A partire da tale data non figura più alcun pagamento.

Dopo il passaggio a Pompeo Colonna nel 1510, la tenuta torna a Giovambattista Conti nel 1537. Nel 1539, approfittando della morte di Guido di Giordano, torre e castello vengono occupati da Adinolfo Conti; tale azione conferma indirettamente l'abitabilità delle strutture. Comunque nel corso del XVI secolo Piombinara acquisisce sempre di più un carattere di tenuta agricola. L'abbandono e la difficoltà a gestire e rendere produttiva la proprietà terriera sono testimoniate da una serie di documenti del XVI e XVII secolo.

Nel 1575, alla morte di Giovambattista, ultimo discendente in linea diretta della Casa Conti, la tenuta passa a Francesco Sforza. Nel 1622 Scipione Borghese la acquista da Alessandro Conti; Sforza Borghese completa l'acquisto nel 1628, ma, già nel 1637, Marco Antonio Borghese avvia la vendita di Piombinara ai Barberini. Il 29 aprile 1651 viene stipulato il primo contratto di acquisto della famiglia Pamphili. L'interesse su Piombinara è oramai prevalentemente di carattere economico. I Pamphili, proprietari di vasti possedimenti nella zona tra Valmontone e Carpineto, provvedono ad attivare vere e proprie aziende agricole che vengono date in affitto. Il territorio di Piombinara viene frazionato in zone di pascolo, boschi e aree di coltivazione. Tale processo avviato nel XVII secolo si consolida nel corso del settecento e ottocento. I resti dell'antico palazzo non più rispondenti alle moderne esigenze, non sono più ritenuti adatti a trasformazioni e modifiche e cadono nel più completo abbandono.

Nel maggio del 2002 il castello è stato acquistato dal Comune di Colleferro.

Il Direttore dell'Antiquarium Comunale, Dr. Angelo Luttazzi

altre notizie trovate nella rete:

I resti attuali del Castello di Piombinara sono relativi soprattutto alla cinta muraria esterna, in particolare al lato nord-est, dove si osserva una cortina piuttosto bassa, scandita, a distanze diverse, da torri rettangolari aperte verso l’interno e lievemente più alte (al momento se ne contano otto).

Nell’estremità sud è conservata, invece, la parete terminale della struttura del palazzo. Altri resti, molto più circoscritti, sono presenti nel fianco nord-ovest, mentre solo alcuni ridotti tratti murari appaiono tra la vegetazione nel lato sud-ovest.

Quasi del tutto scomparsi sono i resti pertinenti alle strutture interne del palazzo, alle due parti di accesso collocate alla mezzeria dei due lati corti, alla chiesa e ad un capeggio a pianta rettangolare, di cui non è possibile stabilire chiaramente natura e funzionalità, posto a nord del palazzo.

Il palazzo doveva articolarsi intorno alla torre centrale.

All’interno, la tenace vegetazione che lo riveste, lascia intravedere le tracce di coperture a tetto disposte in epoca successiva, mentre, all’esterno, si osservano nel basamento le feritoie e, ai piani superiori, ampie finestre a mensole in aggetto.

Disegni della pianta del Castello forniscono una descrizione di un muro posto a separare, all’interno della cinta, la zona della rocca dal borgo.

La posizione di tale muro si individua dall’affioramento di alcune sue parti, ma anche grazie alla presenza di quattro salienti che interrompono la cortina, aperti nel lato verso la rocca.

Il recinto, che segue l’affioramento tufaceo sottostante, è rettangolare; lo spessore della muratura è piuttosto ridotto. I salienti sono di larghezza variabile; l’elevato è scandito da buche pontate. In alcune delle torri è visibile all’interno una risega di 20 cm. di profondità: essa potrebbe corrispondere all’impianto di un solaio ligneo.

Le caratteristiche del tracciato, la limitata altezza della cortina e la lieve sporgenza dei salienti, la disposizione di feritoie, quali unici elementi difensivi, cui si accompagna la presenza di dispositivi di difesa lignei (ponti, ballatoi, bertesche, ecc.) rimanda ad altri esempi a Roma e nel Lazio.

La datazione della costruzione della cinta muraria, del palazzo e della torre può essere fatta risalire agli anni di insediamento di Riccardo Conti, ossia tra il 1208 e 1219.

Bibliografia: (A.Luttazzi - Antiquarium Colleferro - Il Betilo - M.Ceccaroni)